Don Paolo Liggeri
La nostra storia
L’Istituto La Casa nasce a Milano nel settembre del 1943 sotto la guida di don Paolo Liggeri come luogo di accoglienza e rifugio per chi, durante e dopo la II guerra mondiale, aveva perso la casa e il lavoro. Le prime attività erano di tipo assistenziale e riguardavano la distribuzione di un pasto quotidiano, di indumenti e la ricerca di lavoro e di casa per chi ne era rimasto privo. Ai servizi di prima necessità si aggiunse anche l'ospitalità offerta ai perseguitati razziali e politici.

A causa dell'attività di protezione dei perseguitati, don Paolo venne arrestato e deportato nei campi di concentramento nazisti, ma i suoi amici e collaboratori non abbandonarono l'opera iniziata.

Con la fine della guerra, don Paolo comincia ad assistere la famiglia e a promuoverne il valore.

Dal 1948 ad oggi l’Istituto La Casa ha dato vita a un insieme coordinato di servizi in risposta ai bisogni via via emergenti della persona, della coppia e della famiglia (è riconosciuto come il primo Consultorio familiare sorto in Italia). L’obiettivo permane quello di offrire a chiunque ne abbia necessità una vera e propria "casa" simbolica per promuovere il valore della famiglia, accogliere il suo disagio e offrire servizi di supporto.

Riconosciuta nel 2003 come Associazione non profit, l’Istituto La Casa è anche un consultorio privato e accreditato dalla Regione Lombardia. È associato all’UCIPEM (Unione Consultori Italiani Prematrimoniali e Matrimoniali), di cui è uno dei fondatori e detiene la segreteria.

Oggi la società vive in un clima pervaso da insicurezza e la famiglia richiede nuovamente di essere sostenuta da tale “guerra” interna di valori: è a questa ricostruzione che ora punta l’Istituto La Casa.


La Casa... dopo la Guerra (dagli scritti di don Paolo Liggeri)
C’è un nome, fra le mille cose del mondo, estremamente semplice e comune, ma incomparabilmente dolce e caro:
LA CASA.

Lo sa bene il viandante, il prigioniero; lo sa bene il combattente, trascinato dal vortice della guerra, che cosa vuol dire
LA CASA.

Lo sappiamo tutti, per quella indefinita struggente nostalgia che c’invade l’anima, quando lasciamo
LA CASA.

Oggi purtroppo questo nome per molti è fonte di cruda amarezza, ricordo di irreparabili rovine. Quanti, sotto l’imperversare spietato della guerra hanno perduto
LA CASA.

Altri inselvatichiti dall’egoismo hanno rinnegato la casa, dicono che non ne hanno bisogno, che hanno il mondo per casa. E sono da compiangere perché il mondo intero non può sostituire
LA CASA.

L’uomo però si disamora della casa, quando in essa si estingue la fiamma dell’amore che dona luce e conforto, quando la casa si riduce a un edificio più o meno comodo ed elegante ed in definitiva assomiglia a una locanda e forse a una tana. Allora ai suoi occhi tutto diventa gelido e irrisorio, anche
LA CASA.

Bisogna ricostruire LA CASA! Non solo quella di pietre, ma l’altra ben più bella e preziosa, composta di cuori cementati dall’amore. Occorre insomma riaccendere la fiamma dell’ideale nella famiglia, far ritornare Dio nella casa, perché è indubitabile che si affannano invano coloro che senza Dio vogliono costruire
LA CASA.

Se è illuminata e riscaldata da vero amore, la casa potrà sostituire anche il mondo; ma il mondo non sostituirà mai
LA CASA.
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